Cavalletta dei prati
Pubblicato il 6 giugno 2026 • Agricoltura , Ambiente
Nell’ambito del monitoraggio regionale 2026, il 22 maggio i tecnici del Settore Fitosanitario e difesa delle produzioni dell’Emilia-Romagna hanno individuato le prime neanidi della cavalletta dei prati: si è aperta la fase di massima attenzione per l’individuazione dei focolai iniziali, che segnano l’avvio degli interventi preventivi. Leggi la notizia e il 1° comunicato.
Negli ultimi anni in varie zone collinari e pedecollinari dell'Emilia-Romagna, come in altre regioni italiane, sono state segnalate consistenti infestazioni di cavallette della specie Calliptamus italicus. Il fenomeno non è nuovo, si tratta infatti di un evento ciclico che quest’anno si verifica soprattutto nella fascia collinare e pedecollinare romagnola.
Le cause dell’aumento delle popolazioni di cavallette nelle aree collinari e pedo collinari sono principalmente dovute al progressivo abbandono dei terreni collinari, alla semplificazione delle rotazioni colturali e al sensibile aumento dei terreni messi a riposo o scarsamente lavorati o coltivati saltuariamente, che creano ambienti ideali per la riproduzione delle cavallette. Agli effetti negativi dell’azione antropica vanno aggiunti quelli provocati dei cambiamenti legati al microclima locale come i lunghi periodi di siccità che stanno caratterizzando questo periodo. Inverni miti e scarsamente piovosi permettono la sopravvivenza delle uova e conseguentemente la nascita in primavera di molti individui. La scarsa piovosità e umidità agisce inoltre negativamente nei confronti dei principali nemici naturali di C. italicus, fra i quali il fungo Entomophaga grylli.
Per questi motivi è possibile che le infestazioni di cavallette possano diventare un fattore ricorrente nelle nostre aree agricole per cui sarà necessario dotarsi anche di una strategia di medio e lungo termine che dovrà partire necessariamente da una sensibilizzazione degli operatori agricoli sulla necessità di gestire in modo diverso le aree collinari.